Roma-Napoli, le pagelle azzurre

Reina 7: Nell’intervento su Fazio c’è la summa del portiere che con i suoi errori nel bagaglio, resta un top assoluto. Classe, reattività, istinto, tutto insieme. Una parata da tre punti che pesa un macigno, giocata dal peso inestimabile in un percorso che adesso comincia a sbandierare ambizioni da esporre in copertina.

Hysaj 6,5: Efficacia, prima di tutto, contro un cliente scomodissimo. Perotti vede ridotta al lumicino ogni pretesa. L’ex Empoli ci mette fisico, pazienza ed attenzione, abbassando la guardia solo di rado.

Albiol 6,5: Se il compagno di reparto giganteggia, lui afferra il fioretto e la fa da padrone. Gestisce i meccanismi del reparto e fa da riferimento eccellente nella fase di primissima impostazione che tanto piace al prossimo avversario degli azzurri, Pep Guardiola.

Koulibaly 7: Nei momenti più complessi della ripresa riesce a diventare argine importante, l’esplosività al centro di tutto, ma la tecnica sempre più sopraffina comincia a non sfigurare al confronto. Il diamante grezzo sta diventando una gemma da blindare con tripla mandata, strepitoso. Dzeko letteralmente scompare per larghissimi tratti della gara.

Ghoulam 6,5: Florenzi e Peres si alternano e provano a far male, proprio dalle parti dell’ex Saint Etienne che dovrebbe avere nella fase passiva il tallone d’Achille. Spinge meno, il franco-algerino, ma dietro è praticamente impeccabile, ennesima dimostrazione di una crescita che può valere anche qualche sacrificio in più in fase di rinnovo.

Allan 6,5: Dall’altro lato trova una mediana importante, d’altissimo livello. La risposta è tutta in una prestazione sontuosa. Se un centrocampista prosegue incessante nel pressare, recuperare palloni e dopo oltre 80′ a perdifiato per poco non pesca Insigne sul filo del fuorigioco con un filtrante al bacio, capisci perché l’ex Udinese è imprescindibile negli equilibri a metà campo. Il più classico dei frangiflutti del tempo che fu, ma che sa attingere dall’estro carioca, essenziale.

Jorginho 6,5: Le polemiche sulla Nazionale alle spalle, l’unica soluzione in una vicenda in cui un Commissario Tecnico toppa in una scelta e persevera. Lui chiude la settimana con una prestazione top class almeno per un tempo. Frenetico, incessante in impostazione e preziosissimo ripiegamenti in non possesso. A inizio ripresa però il ritmo cala, e non è più la stessa musica, per lui come per l’intero collettivo che cede metri e pallino del gioco ai giallorossi. Poi il cambio

(Dal 63′ Diawara 6: Chiamato a fare filtro e garantire fisico, prova a verticalizzare con fortune alterne.)

Hamsik 6: Se il fraseggio per un tempo è veleno per le resistenze degli avversari è anche merito dell’apporto capitano azzurro, prova anche a far male senza però chiudere il cerchio. Nessun lampo, ma il livello, anche una gara senza squilli, comincia ad essere quello che tutti richiedono a un giocatore del suo peso nell’organico al servizio di Sarri.

(Dal 71 Zielinski s.v).

Callejon 6: Negli ultimi venti metri il cinismo e la propositività non solo come consueto. Ma il lavoro certosino sull’out destro è comunque essenziale in ogni fase della gara, ordine e applicazione.

(Dall’80’ Rog s.v.)

Mertens 6,5: Anche quando l’ispirazione non va a segno, vedesi il guizzo di Insigne, la sua zampata è un corredo essenziale, negli ultimi venti metri sollecita con costanza la retroguardia di Di Francesco. Certo, l’errore all’undicesimo della ripresa l’errore a tu per tu con Alisson non è da lui.

Insigne 7: Il graffio alla Roma una tacca da aggiungere al repertorio. Freddo, come richiesto a chi ora deve spiccare il salto definitivo. Una prodezza che va ben oltre i tre punti, in novanta minuti difficili ma vissuti col piglio dell’assoluto protagonista, dal primo al 90′ e dopo ancora. La grinta negli occhi e la consapevolezza della propria forza.

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