Insigne è il miglior giocatore italiano della Serie A

Insigne è il miglior giocatore italiano della Serie A

9 ottobre 2018 0 Di paginazzurri

In quel cuore disegnato con le mani, scena fissa dopo ogni prodezza, c’è l’Insigne esposto al mondo. Una fotografia che rende l’idea: la gioia di incidere, l’orgoglio di chi dall’Autostrada del Talento – marchio di fabbrica – si è trasferito nell’Olimpo della Bellezza. Non devi pagare il pedaggio, passi direttamente col Telepass. Se ti addebitano il doppio, stai muto: sorridi e accetta qualsiasi cifra. Lorenzo non è il prezzo del biglietto, è più semplicemente il Biglietto. Insigne ieri: il nuovo al potere, la scommessa da vincere. Insigne oggi: la certezza del concreto, i gol e il lavoro sporco, i dipinti e la lente d’ingrandimento che lo porta alla ricerca del più geniale dei particolari. Il Napoli lo ha fatto uomo e non solo campione; del Napoli è figlio legittimo, di primissimo letto, onori e oneri distribuiti al cinquanta per cento. Quella classica partita di andata e ritorno dove i gol in trasferta non valgono doppio: non è una sfida, nessuno passa il turno, reciproco trionfo. Del Napoli che lo ha coccolato e di chi si è fatto amare ricambiando. Al netto di scelte professionali (da Ottaviano-Andreotti alla nuova gestione Raiola) che credi di dover fare semplicemente perché il mondo va così.

L’EVOLUZIONE – Oggi Insigne è il miglior calciatore italiano: il sondaggio lanciato ieri sul nostro sito lo ha consacrato. Nessuno come lui – e più di lui – incide. Se buca una partita, recentemente in casa Juve, gli impantofolati presentano un conto ridicolo. Come se dovesse segnare mediamente due gol, senza potersi concedere una pausa. Come se non bastassero esempi più illustri per evitare pettegolezzi. Il Messi migliore al mondo, ex aequo oppure no con CR7, buca l’Argentina da una vita, eppure nessuno si azzarda a disconoscere l’immenso. Per Insigne valgono i numeri, non le 70 reti con il Napoli, fantastica cifra ma cerchiamo di andare oltre. I numeri sono: la trasformazione totale, il 4-3-3 in varie salse, più vicino (quindi 4-4-2) o più lontano dalla prima punta. Più letale se guarda il portiere senza binocolo, sono le storie firmate Ancelotti. E’ come se avvertisse il profumo del ragù della domenica e decidesse lui se andare di bucatini o di fettuccine. Il Migliore perché se gli lasci la pratica diventa una Sentenza. Il Migliore perché la sua scintilla brucia velocemente: quelle parabole non hanno un perché, piuttosto un approdo sicuro.

QUANTO VARREBBE – Nell’era delle clausole, ci sembra sano e giusto che nel caso di Lorenzo nulla. Il Napoli ha messo la sigla su un ricco rinnovo, ma ha evitato di inserire cifre simboliche, anche da 200 milioni. Il Maschio Angioino non è in vendita, raccoglie visitatori e l’emozione invita a tornare. Se Insigne fosse sul mercato, ci sarebbero in fila Guardiola e Klopp, Florentino e Braida. Non lo è. Se dessimo una valutazione, penseremmo a Coutinho, Dembelé, Mahrez e addirittura Malcom: in qualche caso dovremmo raddoppiare, o quasi. Ma è un giochino fittizio, all’interno di un rapporto che è di cuore, piuttosto che di tecnica, tattica o business.

IL NUOVO CHE AVANZA – Insigne al comando, ma ulteriori argomenti andranno sviluppati. La crescita esponenziale di Bernardeschi. Il nuovo Lorenzo Pellegrini, meglio se alle spalle delle punte. Immobile che è un assegno in bianco da anni. Scegli il migliore, ci sarà un altro sondaggio. Oggi c’è Insigne che spopola. E il prossimo cuoricino sarà l’ennesima esposizione al mondo.

Corriere dello sport